mercoledì 29 aprile 2015

Vitalità nel gioco: l'entusiasmo e il piacere di rischiare

Giocare lungo la sponda di un ruscello
che " sente" e "vede"
chi si avventura a giocare.

"Regaliamo ai nostri figli più vita possibile"

"Meglio rompersi un braccio, che stare al sicuro davanti alla televisione."

Dice cose come queste Andreas Weber, biologo e filosofo di Berlino, padre di due figli, che parla di Educazione alla Vitalità, per superare i contesti troppo strutturati legati al gioco, e lasciare i Bambini a giocare liberamente all'aria aperta, senza l'occhio vigile dell'adulto.
Ne parla come di un'esperienza fondamentale per l'evoluzione e la crescita di ogni individuo.
L'esperienza del contatto con la natura, con il mondo animale, da osservare, incontrare e imitare aiuta anche i più piccoli a capire di far parte della famiglia degli esseri viventi, anche il neonato in questo modo capisce di essere vivo.
Quindi interagire con gli altri esseri viventi permette al bambino di capire il significato del ciclo della vita come qualcosa che si forma, si sviluppa, compie azioni anche creative e può morire.
Stare all'aria aperta significa giocare con il mondo.
Tutti gli esseri viventi insegnano ai bambini la mescolanza tra interiore ed esteriore e un modo per ognuno differente di relazionarsi con gli altri.
Per Weber questo modo di relazionarsi è amore. Sperimentare, vivere e sentire quest'amore fin da piccoli aiuta a diventare se stessi, a percepirsi come una delle tante specie esistenti e a sviluppare una empatia con il mondo vivente.
Quindi il suggerimento è quello di lasciare liberi i bambini a giocare e liberi di seguire i propri interessi per diventare protagonisti della propria vita.

" Lasciarli liberi per scoprire l'entusiasmo e il piacere di rischiare"

Un'esperienza di gioco libero all'aria aperta, in un ambiente non pianificato dagli adulti in tutto e per tutto, aiuta a sviluppare in ogni bambino una sensibilità corporea ricca di risonanze e aperta a tutti gli stimoli che ogni nuova esperienza potrà fornirgli.

" Essere guardato anche da chi non ha occhi"

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