lunedì 30 aprile 2018

Lavorare sulla propria postura

La parola "postura" fa pensare a qualcosa di lontano da noi...come se fosse la nostra ombra.
In realtà la postura ci accompagna sempre, proprio come l'ombra, e lascia segni tangibili nel nostro assetto psico-fisico.

Tanti sono stati gli studi sulla postura, soprattutto per poter influire positivamente sui disturbi posturali e molte figure sanitarie si occupano egregiamente della prevenzione, diagnosi e cura del disturbo postulare in ogni età.

Il mio interesse alla postura è legato a un lungo lavoro "con le persone" e non "sulle persone", nemmeno dando ricette vincenti o magiche pozioni, ma attraverso la DanzaMovimento Terapia, le Tecniche di Respirazione e Rilassamento e lo YogaRatna.

La nostra postura è la posizione che assumiamo, più o meno liberamente, in ogni momento della giornata. E' interessante rifarsi agli studi che riportano la nostra postura a stati emotivi differenti, in particolare all'intensità emotiva di ciò che stiamo provando.

Infatti, si potrebbe partire dall'associare la postura al nostro tono muscolare, per esempio: quando siamo emotivamente tesi abbiamo un riscontro nella tensione muscolare che ci fa sollevare le spalle e irrigidire alcune parti del corpo.
Quando, invece, la nostra postura è eretta, flessibile, armonica esprimiamo un equilibrio tra emozioni interne e sensazioni esterne, e ci sentiamo bene.


Trovare un tale equilibrio è un lavoro molto lungo e costante, ma è soprattutto  legato a un cambio di mentalità. 

"Siamo nati perfetti..." e anche la nostra perfetta postura ci ha accompagnato, poi l'abbiamo appesantita, schiacciata e maltrattata attraverso le vicissitudine della vita. 

Ma le cose possono sempre cambiare e si possono trovare momenti nella giornata nei quali fare esercizi, respirazioni o meditazioni per ritrovarsi bene nel proprio corpo e acquisire sempre maggior consapevolezza dell'equilibrio corpo-mente.

Non sono solo gli specialisti a poter migliorare la nostra postura ma ognuno di noi diventandone più consapevole può far del bene a se stesso.


domenica 18 marzo 2018

Vibrare fa bene?

La parola "vibrare" nel vocabolario della lingua italiana si riferisce principalmente al fatto di fremere, palpitare, a causa di determinati stati emotivi...vibrare per l'emozione.
Ma oltre a vibrare a causa di un'emozione penso che la vibrazione sia di per sè una fonte di  emozione.

Ci sono particolari momenti nei quali attraverso l'utilizzo della voce o di strumenti musicali, la vibrazione si percepisce a livello  fisico, per poi passare a un livello più sottile e più profondo.

Quando pronuncio il verbo "vibrare", mi tornano alla mente pratiche legate allo Yoga e alla forte esperienza appena vissuta di meditazione e ascolto delle Campane Tibetane all'Associazione il Velo di Maya di Cremona, grazie all'Onlus Hanuman (www.hanuman.it ).

Fin dall'antichità il suono rappresenta uno strumento terapeutico in grado di stimolare emozioni e conferire al corpo umano stati di benessere. 
Nei ultimi tempi, poi, le ricerche scientifiche sulle onde elettromagnetiche del cervello hanno appurato che le onde sonore emanate dall'utilizzo delle campane tibetane, corrispondono ad uno stato di coscienza tipico del rilassamento, che sappiamo quanto faccia bene ai nostri organi interni e alla nostra mente.



Ad esempio nella pratica dello YogaRatna ci sono particolari momenti nei quali il corpo vibra, come nella pratica dei "suoni della salute", i Bija Mantra ( semi che ri-suonano), che vibrando in una particolare area del corpo, ne ripristinano l'equilibrio energetico.

"il Bija Mantra è la più potente vibrazione che richiami e diffonda l'energia dell'elemento...che rappresenta. Dunque è possibile favorire l'equilibrio energetico dei nostri organi e delle loro funzioni anche attraverso l'emissioni di suoni.." (Cella Gabriella, Yoga delle Dee, pag.18).



sabato 3 febbraio 2018

Mantra e Movimento

Come molti sanno i Mantra sono antichi suoni sacri che donano pace mentale.



                               


La parola Mantra significa: man "pensiero" e tra "strumento", definendo così i Mantra come uno strumento per poter pensare.
Questa ripetizione di formule è definibile in vari modi in quanto molte sono le sue declinazioni di significato: sono uno strumento verbale, al quale si attribuiscono determinati poteri come invocare gli dei e/o il simbolo che essi rappresentano, allontanano sfortune e hanno un potere bene augurante, proteggono dalle avversità, hanno funzioni traumaturgiche e di cura e sono uno strumento per entrare in contatto con il proprio respiro.

I suoni dei Mantra hanno sempre costituito un linguaggio segreto e iniziatico e avevano regole precise e norme da rispettare.
La loro ripetizione, ancora oggi, serve per invocare il Dio protettore da cui il discepolo assimila la forza.

Ora, per noi occidentali, è più facile pensare come la recita dei mantra aiuti a rafforzare la volontà, la capacità di concentrazione e ci aiuti a lavorare sul controllo del respiro.

La recita e l'ascolto dei Mantra associata al movimento diventa uno sviluppo ulteriore e differente di consapevolezza: ascoltare profondamente, assimilarne l'armonia e la melodia, come risuona in noi per   poi sentirla nel proprio corpo.

Il movimento e la danza esprimono in modo dinamico e mai uguale a se stesso il bisogno d'espressione presente in ognuno di noi e l'accompagnamento dei Mantra diventa fonte d'ispirazione, momento di concentrazione profonda e di ascolto fuori e dentro di noi.

Ascoltare, cantare con il corpo, esprimere se stessi e sentirsi sempre più radicati nel "qui ed ora" attraverso il recupero del corpo, delle sue potenzialità creative e espressive, fonte e veicolo della nostra vita emotiva.

Gli incontri di DMT/Mantra, orientati sempre a sostenere e sviluppare le potenzialità sane di ognuno, sono di gruppo, in quanto il processo creativo e di movimento collettivo sostiene sempre quello del singolo e nel gruppo avviene l'esplorazione e l'incontro con l'altro da sè.

domenica 14 gennaio 2018

Improvvisare: avere libertà d'ispirazione

La parola "improvvisazione" fa venire in mente qualcosa di poco organizzato, posticcio o fatto "a caso". In realtà nelle espressioni artistiche e nella danza l'improvvisazione è ormai un metodo per attivare il processo creativo in chi agisce e anche, perché no, in chi guarda.

Diceva Arno Stern: "La libertà d'ispirazione favorisce la spontaneità dell'espressione.", ed è proprio in questo, a mio parere, che consiste l'improvvisazione: un metodo per far entrare in circolo intenzioni, iniziative e intuizioni, partendo dalla libertà di poterlo fare.

Per lavorare con l'improvvisazione, infatti, serve grande fiducia nel gruppo, assenza di giudizio e spirito d'iniziativa, nonché desiderio di farsi portare dalla propria spinta interiore verso il movimento spontaneo.

Questi sono ingredienti semplici, ma non facili da trovare, quando ormai il bello sembra solamente rispecchiare azioni conosciute e stereotipate. 
Il valore dell'improvvisazione è proprio quello di andare al di là del conosciuto per sperimentare e trovare qualcosa di nuovo, almeno per sè rispetto alla propria esperienza...poi...parlando più in generale, nessuno mai inventa qualcosa di nuovo...basta esserne consapevoli, e divertirsi!

In queste foto vengono mostrati alcuni momenti legati all'improvvisazione nel movimento e nel segno  del corso DISEGNODANZA.

martedì 2 gennaio 2018

Essere al Centro del proprio Tempo.

In questi giorni di sosta dalle attività del quotidiano penso con più assiduità al "tempo", ma non inteso solamente come ore che passano e che scandiscono i momenti della giornata, ma anche come "tempo che si vive pienamente".

Spesso mi sembrava, in passato, che il tempo mi sfuggisse, e le frasi:" Non ho tempo!", "Ho fretta" ...accompagnavano spesso le mie giornate.
Ultimamente invece, il tempo sembra essere sufficiente, nel senso che le giornate sono sempre piene, ma l'ansia di non avere tempo non mi accompagna più.

Cos'è successo?
Nella Danza movimento Terapia e nella visione della tecnica Laban-Bartenieff il tempo è visto come esplicitazione del nostro movimento e può variare tra due estremi: tempo lento e tempo accelerato, nel senso che noi possiamo muoverci compiendo movimenti scanditi da modalità temporali differenti.

Quindi ho riflettuto sul grande potere che ognuno di noi ha: "scegliere".
Nonostante le nostre attitudini per temperamento, che ci portano ad avere un approccio alle azioni più o meno lento o accelerato, possiamo con presenza interiore scegliere quale modo adottare in ogni momento della nostra vita, non in base alla nostra preferenza ma alla funzione e all'utilità.

Ma questa consapevolezza di scelta nell'azione è possibile se la nostra mente è libera, trova momenti nei quali abbandonare la pressione di informazioni e pensieri su ciò che avremmo dovuto fare...., occorre quindi liberare la mente da pensieri che potrebbero solo appesantirla e toglierne la lucidità.
Lo Yoga mi viene incontro in questo, infatti la concentrazione e l'attenzione al respiro, ma soprattutto il tempo-spazio nella pratica quotidiana che dedico a me stessa mi aiuta a recuperare il contatto con l'interiorità, a trovare un momento di "pace", di "radicamento", per poter poi affrontare il quotidiano con il giusto distacco ed essere padrona del mio Tempo, nel quale i momenti che vivo non mi schiacciano, in quanto io sono al centro del mio tempo.




Esercitazione Pratica:

Ogni mattina (preferibilmente anche ogni sera), dedica qualche minuto a te stesso/a.
Prima di andare con la mente a tutte le incombenze della giornata che sta iniziando, concentrati sul  respiro e presta attenzione al movimento dell'addome che si alza e che si abbassa.

Il mio addome, senza sforzo, si alza durante l'inspirazione e si abbassa durante l'espirazione, ogni altro pensiero è superfluo, tutta la mia attenzione va al corpo, alla funzione risanatrice del respiro.

Mi concerto sul respiro per pochi minuti, liberando e ossigenando in tal modo anche la mia mente. Gli altri pensieri li faccio scorrere e li abbandono, penso solo al mio respiro.

Poi immagino il mio corpo disteso all'interno di un cerchio (il tempo che scorre)...io resto nel centro del cerchio, tranquillamente respiro e il cerchio resta attorno a me. 

Visualizzo il cerchio ogni giorno del colore che più mi piace e nei momenti difficili della giornata posso tornare a questa sensazione: essere sicuro/a nel centro del proprio cerchio.


martedì 28 novembre 2017

DanzaMovimento Terapia e Yoga: affinità


Partendo dalla mia esperienza  posso portare questa immagine come prima riflessione sulle affinità tra lo Yoga e la DanzaMovimento Terapia. 
Già a una prima osservazione si può parlare di: Leggerezza, Precisione, Bellezza, Obiettivo da raggiungere e grande Equilibrio.
Proprio questi potrebbero essere i punti in comune di queste due discipline.

Sia nella DanzaMovimento Terapia che nello Yoga occorre mettere precisione nel movimento da rappresentare, per raggiungere l'equilibrio interno ed esterno tanto ricercato come obiettivo profondo per il Benessere di ogni individuo.

Un altro punto in comune, che io sento di grande importanza, è che quando si pratica e quando si danze si vive intensamente il proprio presente.
Si segue quanto dice Yogananda: "Vivete soltanto nel presente, non nel futuro. Fate del vostro meglio oggi; non aspettate il domani".

Come ultimo punto di questa breve riflessione vorrei mettere in evidenza che Yoga significa Unione, e questo porta tanti altri significati più profondi, così anche nella DanzaMovimento Terapia si cerca di superare la distinzione di corpo e mente per cercarne punti in comune, attraverso espressioni creative, movimenti e simboli.

Per concludere, così lo Yoga come il Movimento richiedono molta Pratica.




martedì 7 novembre 2017

L'importanza dei Materiali nel Setting

In ogni lavoro di gruppo che si prenda cura del Benessere Psicofisico di una persona, l'operatore deve sempre prestare grande attenzione ai Materiali che sceglie di utilizzare e al Setting.
Infatti, ogni scelta fa parte del Metodo di Lavoro e non va improvvisata, ma, semmai, "sentita","pensata" e successivamente "applicata". E se sorgono esitazioni, va ricercata una conferma in pubblicazioni specifiche e nelle proprie esperienze precedenti.

E' molto diverso, per esempio in un lavoro con i bambini, proporre di colorare con i pastelli a cera, materici e che richiedono l'uso del peso nell'incisione del segno, o l'uso dei pennarelli, più rigidi ma liquidi poi nel tratto. Peccato che in molte circostanze queste differenze non vengano riscontrate e quindi utilizzate.

Nell' attenzione all'altro e al percorso migliore da proporre, è presente anche l'attenzione alla scelta delle musiche di accompagnamento e di come sistemare la stanza e i materiali: l'attenzione al Setting.


Coloro che si occupano di gruppi di lavoro con tecniche creative, legate alle Artiterapie, al Bodywork   e alla Didattica, conoscono bene l'importanza di queste precisazioni. 

Il Setting definisce il contesto, il luogo, l'ambientazione...potremmo semplicemente parlare di "contenitore", che in casi specifici può presentarsi anche "vuoto", per accogliere tutto il lavoro e l'interiorità di una persona o di un gruppo.

Quando viene proposto del Materiale e della Musica, per esempio in un Setting di DanzaMovimento Terapia, lo si fa con obiettivi molto precisi:
  • facilitare la mobilizzazione attraverso melodie, stimolazioni sensoriali e evocazioni emotive
  • stimolare un'azione contenitiva nell'attività per poter sottolineare alcuni aspetti del percorso proposto.
Quindi la scelta del materiale e della musica in alcuni casi diventa fondamentale, un elemento essenziale dell'incontro.

Il Setting con il materiale e la musica scelta, va sempre modulato e ben calibrato tenendo presente gli obiettivi e le dinamiche dell'attività proposta. Attraverso di esso, poi, si possono apportare novità negli incontri con "l'altro da sè" e con "aspetti del proprio sè" più o meno conosciuti.

Non esistono, quindi, categorie predefinite, ma occorre attenzione e un lavoro approfondito di riflessione sul contenuto degli incontri e sulla metodologia da applicare.



Lavorare sulla propria postura

La parola "postura" fa pensare a qualcosa di lontano da noi...come se fosse la nostra ombra. In realtà la postura ci accompagna...